Gestire i litigi in famiglia

Perché una famiglia chiede aiuto ad un Professionista?

Le ragioni che spingono i membri della famiglia possono essere diverse e probabilmente sarebbe più semplice se fosse solo una. Diversi possono essere i punti di vista dal quale si guarda la problematica da affrontare e le aspettative circa la possibilità di una vita familiare più soddisfacente. I passi che si è disposti a compiere e i cambiamenti che si ritiene necessari per migliorare l’atmosfera familiare non sempre sono coincidenti tra i membri. Ma non preoccuparti per questo. È naturale! Ciascuna famiglia ha la propria storia da raccontare perché ciascuno ha vissuto delle esperienze peculiari, ha  le proprie risorse per far fronte agli eventi.

 

Come gestire in modo efficace i litigi con tuo marito per far si che non abbiano ripercussioni importanti sui tuoi figli e sulla loro crescita?

Ho conosciuto diverse famiglie nel corso della mia pratica professionale e questa è una delle principali ragioni per cui una coppia decide di rivolgersi ad uno Psicoterapeuta.

Gli impegni lavorativi, le abitudini di vita a cui è così difficile rinunciare, le faccende domestiche, l’attività sportiva, il corso di yoga, la scuola di ballo, i laboratori didattici di tuo figlio ti portano ad avere dei ritmi frenetici e ti richiedono una quantità spropositata di tempo, impegno e tanti, troppi sacrifici. Le giornate si susseguono una dopo l’altra. A fine giornata devi trovare un altro po’ di forze, non è ancora finita.

Hai bisogno di sentirti supportata, sostenuta in questa grande impresa quotidiana? “Se si occupasse anche lui dei bambini, della casa non sarebbe diverso?” E’ questo quello che  ti chiedi in un momento in cui sei completamente assorta tra i tuoi pensieri. “Sì, certo” La risposta arriva più veloce di un fulmine, arriva ancor prima di poter valutare una possibile alternativa che sembra non esser proprio contemplata dalla tua mente.

E così sei passata a prendere S. a scuola di calcio, M. ha terminato i compiti con la tutor, la spesa è nel cofano della macchina. Sei riuscita a fare anche quello. Dopo aver  attraversato la città, ritorni a casa. Vorresti che tuo figlio S. la smettesse di litigare con la sorellina, M. e che tuo marito, appena rincasato fosse più collaborativo in casa. A volte hai l’impressione che lui è il terzo figlio e non tuo marito.  Ha l’aria stanca. Anche tu lo sei.

Velocemente, saluta te e i bambini e si accinge verso il soggiorno: “Devo completare l’ultima bozza altrimenti sono rovinato”. Ti rendi conto che i sacchetti della spesa erano pesanti, le tue braccia sono ancora indolenzite. “Ok, non posso contare mai su di te” rispondi mentre sei in cucina.  I bambino fanno a gara per chi deve aggiudicarsi il telecomando nonché la scelta del cartone. La piccolina non ci riesce mai e tutte le volte inizia a strillare, sale sul divano senza togliersi le scarpe. Il fratellino, vittorioso rimane a fissare la TV. Sembra infastidito da quei schiamazzi e ha l’aria compiaciuta.

Non puoi far finta di nulla, non ci riesci.:“E basta S., maledizione! E’ possibile che tutti i giorni è sempre la stessa storia? Dai il telecomando a tua sorella! E tu M. smettila di urlare e piangere. Non lo vedete che sto facendo altre cose.”  Ti stai innervosendo, stai per perdere la pazienza.

No, no e no, l’ho preso prima io, lei guarda cose stupide” risponde S.

Le urla della piccola diventano più forti, più intense. Ti senti disarmata. Non sai cosa fare, se non andare di là e togliere, con forza, il telecomando ad entrambi. Attendi qualche minuto. Ti decidi e provi a chiedere aiuto a tuo marito rimasto in soggiorno davanti al suo PC e sommerso da carte e scartoffie. Dalla cucina ti rivolgi a lui con tono deciso e sostenuto: “Vai a togliere quel telecomando a tuo figlio, per cortesia. Le sento solo io queste urla. Lo capisci o no che devo sistemare la spesa e prepararvi la cena?

Ti senti stremata, stressata e pensi che lui non si occupi dei bambini e non affronti in modo collaborativo le sfide che la vita presenta: “E’ sempre a lavoro e quando è a casa non mi ascolta mai. È come se non ci fosse, devo badare a tutto io” questo è quello che la tua mente continua a dirti.

Tuo marito, infuriato, si alza dalla sedia. Anche lui si sente molto arrabbiato. Avrebbe forse bisogno di maggiore comprensione? Perché rimane spesso barricato dentro le sue mura? Quelle stesse mura che, probabilmente, avete contribuito entrambi ad innalzare.

Dopo aver richiamato all’ordine i bambini, entra in cucina e lì iniziate a litigare. I toni diventano sempre più accesi e vi rivolgete l’uno contro l’altro parole fredde e dure.

 

Quando due persone si trovano a discutere su argomenti emotivamente carichi, è naturale interrompersi reciprocamente, spesso in modo aggressivo, per far valere la propria versione dei fatti. E’ capitato anche a te?

Ti suggerisco una tecnica che porta ad una diminuzione delle interruzioni e ti aiuta ad ascoltare ciò che l’altro dice. Ti permette di considerare sotto un’altra luce la questione che è alla base della problematica e della sofferenza che vivi nella tua relazione. Questa tecnica è nota come la “Tecnica del taccuino e della matita”e consiste nel trascrivere qualsiasi pensiero o qualsiasi emozione che si prova quando l’altro espone la sua versione dei fatti. È importante lasciar parlare l’altro e ricordarsi sempre di ascoltarlo, non solo di scrivere. In un momento successivo si avvia un confronto rispetto a quanto scritto e questo fa sì che i propri pensieri e le proprie emozioni non vengono ignorate dall’altro. La scrittura consente a ciascuno di non dimenticare  nello specifico i dettagli del proprio vissuto e delle proprie opinion. Tale tecnica, inoltre, permette di raggiungere maggiore comprensione dell’altro e maggiore connessione emotiva.

Questa è solo una delle innumerevoli tecniche inserite all’interno di un percorso terapeutico che può migliorare la capacità dei membri di una famiglia di esprimere emozioni e pensieri e può accrescere la capacità di ascoltarsi reciprocamente. Potrebbe non essere sufficiente. Se così fosse, non allarmarti. Chiedi consiglio ad uno Psicoterapeuta che saprà indirizzarti verso la scelta migliore.

 

La Psicoterapia aiuta la coppia ad identificare pensieri, emozioni e  comportamenti in relazione agli eventi accaduti in ambito familiare. E’ possibile che si siano strutturate e radicate nel corso degli anni delle convinzioni rispetto al proprio coniuge che poggiano su pensieri quali:  “Lei è fatta così, non cambierà mai”. Tali convinzioni possono diventare così rigide da ostacolare la comunicazione. I coniugi, in alcuni casi, non riescono più a parlare tra di loro, ad ascoltarsi, ad esprimere idee, opinioni, stati d’animo per paura di essere criticati, attaccati.  Gli stati emotivi hanno un impatto rilevante sulle relazioni familiari.

Succede, frequentemente, che all’interno di una coppia uno dei due resti bloccato in uno stato emotivo negativo. Si tratta, cioè, di una persona che riesce a vedere solo le caratteristiche negative dell’altro. Se chiedessi a questa persona di descrivermi il coniuge, probabilmente mi risponderebbe che lo trova irritante, impulsiva, superficiale, fastidiosa, nervosa. Questo lo porta a sviluppare un’opinione, indubbiamente, negativa, che influenza negativamente il suo umore e il modo di relazionarsi con quella persona.

Quando le emozioni sono particolarmente intense e gli eventi sono difficili da gestire è naturale avere difficoltà nel rievocare le situazioni innescanti e le reazioni di ciascuno dinanzi ad esse. Il lavoro terapeutico è incentrato sui problemi che si sono cristallizzati nel tempo, sulle modalità comunicative dei membri familiari, sul funzionamento delle relazioni. E’ utile notare come il modo di comunicare le proprie esigenze e la propria visione delle cose influisca sulla qualità delle relazioni e sull’atmosfera familiare ed è di straordinaria utilità rendersi conto che, non sempre purtroppo si è consapevoli dei bisogni propri e dell’altra persona.

E’ importante riconnettersi in modo consapevole col proprio partner per potersi sentire importanti, apprezzati, rispettati e valorizzati. Per entrare in connessione con l’altro è necessario assumere un atteggiamento di curiosità e apertura. Essere aperti significa abbassare le difese, mettere da parte le ostilità. Essere curiosi significa provare a conoscere la persona che abbiamo davanti, cercare di capire chi è, cosa è importante per lei e di cosa ha bisogno, lasciando andare i pregiudizi. Un terapeuta sostiene la coppia in questo percorso di crescita personale e familiare.

Se hai provato questa tecnica e ti va di condividere la tua esperienza lasciaci un commento

 

 

Dott.ssa Manuela Gambera